Internet of Things: la tua azienda è pronta al grande salto?

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L’Internet of Things si trova attualmente in quella fase di evoluzione che sembra collocarsi a metà strada tra l’utopia del passato e la normalizzazione del futuro. In questo importante momento di transizione verso una rivoluzione digitale su ampia scala, che coinvolge e coinvolgerà trasversalmente tutte le industrie, è opportuno valutare dove si trovi la propria azienda nel percorso verso l’IoT.

In funzione di questa consapevolezza è necessario comprendere appieno le opportunità della cosiddetta Service Transformation, resa tale dall’integrazione con soluzioni che sfruttano, per così dire, “l’intelligenza delle cose”. Bisogna dunque lavorare sulla conoscenza che gli oggetti possono mettere a disposizione delle aziende, sia in termini di unità singole che come componenti di un ecosistema complesso e multisfaccettato.

La seconda domanda che è importante porsi, una volta maturato questo know-how, riguarda come le cose stesse possano agire per incrementare l’efficienza degli ecosistemi di cui fanno parte, per dare vita a nuovi servizi, per creare nuovo valore nelle aziende, per prevenire e risolvere criticità, per soddisfare le sempre più ampie richieste degli utilizzatori.

La cultura digitale è dunque la conditio sine qua non per fare impresa in modo nuovo, e l’innovazione nel suo senso più ampio deve rappresentare il driver fondamentale per la crescita delle aziende in modo che queste possano rivelarsi competitive su mercati sempre più globali e complessi. È infatti essenziale maturare la consapevolezza che la competitività delle imprese di domani – ma anche di quelle di oggi – si misura sempre più sulla loro capacità di gestire e promuovere la trasformazione digitale e l’innovazione imprenditoriale attraverso processi di digitalizzazione ed efficientamento. In questo senso, adottare nuove tecnologie digitali è senz’altro fondamentale, ma non senza un investimento massivo in quella formazione che servirà a colmare il gap di competenze specialistiche che, inevitabilmente, l’industria 4.0 porta con sé. Il “digital divide” dovrà dunque essere ridotto o addirittura annullato, così da non rappresentare più un ostacolo al rinnovamento cui le imprese tendono, e ciò può avvenire solamente trasformando la cultura organizzativa, apprendendo nuove metodologie di lavoro e sviluppando nuovo know-how.

L’industria 4.0 ha, secondo l’Osservatorio Industria 4.0 della School of Management del Politecnico di Milano, un valore attuale di quasi due miliardi di euro tra componenti tecnologiche abilitanti su asset produttivi, soluzioni IT e servizi collegati. I dati fanno riferimento al 2017, evidenziano un aumento degli investimenti di 11 punti percentuali e sottolineano che soltanto l’8% delle imprese non saprebbe cos’è, in effetti, la Rivoluzione Digitale. È poi bene ricordare che la quota più importante del mercato dell’Industria 4.0 (63%, pari a circa un miliardo di euro), è legata proprio all’acquisizione dell’Internet of Things e ai progetti di connettività.

Internet of Things: i casi di successo che hanno cambiato le regole del gioco

La tua azienda è pronta al grande salto?

La risposta risiede in diversi fattori, primo fra tutti quello del valore umano. L’era digitale rappresenta un’enorme opportunità di business, paragonabile addirittura alla spinta innovativa che, nel secolo scorso, caratterizzò lo sviluppo delle macchine a motore e rivoluzionò il modo di lavorare, pensare e vivere il mondo nella sua interezza. Diversamente da allora, però, il momento storico attuale comporta trasformazioni sociali e tecnologiche rapidissime, alle quali talvolta è difficoltoso tenere testa e che dunque necessitano delle giuste competenze aziendali per trasformare una fase di cambiamento in una opportunità reale per l’azienda. Potremmo dunque parlare di una sorta di umanesimo digitale, tramite il quale le tecnologie diventano lo strumento perfetto per sviluppare, consolidare e comprendere i rapporti umani tra impresa e target di riferimento.

Ogni azienda sana e con un business sostenibile può, di fatto, investire su tecnologie e know-how di alta qualità che migliorino l’impresa attraverso la semplificazione delle sue complessità, la comprensione profonda dei suoi dati e il loro utilizzo virtuoso. Non a caso, il mercato dell’Internet of Things dovrebbe essere interpretato come un ecosistema capace di interpretare le relazioni strette e rilevanti tra diverse azioni, attività, fenomeni e, proprio per questo, prevede una stretta relazione tra lo sviluppo dell’intelligenza delle cose e quello di strategie, applicazioni e soluzioni derivate dall’interpretazione dell’enorme patrimonio di dati aziendali. In pratica, questo significa che l’IoT è fortemente interconnesso ai Big Data e alla Data Science. Si tratta di un vero e proprio circolo virtuoso in cui i Big Data rappresentano il punto di partenza per sviluppare soluzioni IoT, e in cui l’IoT genera, a sua volta, un ulteriore patrimonio di dati che contribuisce al ripensamento e miglioramento di servizi e supply chain.

Se consideriamo che, a fine 2017, si segnalava come ben il 35% delle PMI italiane non si ritenesse in grado di sviluppare adeguati progetti che prevedessero l’utilizzo di tecnologie IoT, e di come il 20% delle aziende del nostro Paese non avesse mai neppure approcciato questo tipo di soluzioni, è facile comprendere che sia opportuno investire risorse per intraprendere un reale percorso di trasformazione.

L’obiettivo finale? Trasformare la propria impresa in un’azienda smart, ossia in un business capace di contemplare la visione e la messa in atto dell’Internet of Things nei propri progetti. Per raggiungere questo obiettivo, il punto di partenza risiede essenzialmente nella capacità di comprendere i meriti dell’IoT e di applicarli alle applicazioni aziendali per dare vita a soluzioni umano-centriche.

 

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